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L'ORA DI RELIGIONE

13-07-2026

L’insegnamento della religione nella scuola tra sfide educative, pluralismo e nuovi ruoli ministeriali

L’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) — o più in generale l’educazione al fatto religioso nella scuola contemporanea — attraversa oggi una profonda fase di ridefinizione. Se da un lato l’aula scolastica riflette la crescente complessità e frammentazione della società, dall’altro la natura stessa di questa disciplina è posta di fronte a interrogativi inediti.

Dietro le trasformazioni istituzionali dell’insegnamento della religione si staglia un interrogativo filosofico radicale: quale statuto riconoscere oggi al rapporto tra natura umana e fenomeno religioso? Superata l’idea di una secolarizzazione lineare, ci si trova a fare i conti con la persistenza — o il ritorno — di domande esistenziali, etiche e metafisiche che interpellano direttamente le ragazze e i ragazzi di oggi, e più in generale la struttura del soggetto contemporaneo.

L’insegnamento del fatto religioso solleva allora una sfida cruciale: è possibile educare a queste domande fondamentali senza scivolare nel semplice confessionalismo? In che modo la scuola può accogliere la ricerca di senso dell’individuo in un orizzonte pluralista, frammentato e spesso disorientato?

Questo numero monografico intende esplorare lo statuto attuale, le pratiche e le derive pedagogiche dell’“ora di religione”, offrendo uno spazio di riflessione multidisciplinare (pedagogica, sociologica, teologica, giuridica e psicologica) attorno ad alcuni nodi cruciali.

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V. 8 N. 8 (2025): Accelerazione informatica: vecchia scuola per nuovi lavori?
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Il mondo del lavoro è in continua e rapida evoluzione, tanto che alcuni lavori odierni erano semplicemente impensabili venti anni fa. Il continuo progresso tecnologico, l’accelerazione informatica, e le conseguenze sul piano sociale e civile che da questa continua evoluzione derivano, incidono direttamente anche sul piano delle esperienze, delle competenze e delle capacità di cui ognuno deve essere dotato, e in primis i giovani e le giovani che dal mondo della scuola devono passare al mondo del lavoro e del vivere in società. D’altra parte, le ultime riforme scolastiche (Moratti, Gelmini, la Buona Scuola) si sono date, tra gli altri, l’obiettivo di mettere in relazione in modi e tempi diversi il mondo della scuola con quello del lavoro. Relazione che dovrebbe realizzarsi non solo sul piano della preparazione professionale, ma anche sul piano di una formazione in grado di integrare nuove modalità dell’esperienza con competenze e saperi che mettano le nuove generazioni nella condizione di affrontare con sicurezza e competenza la società che sta emergendo in questa fase storica. Si nota tuttavia una discrepanza tra un cambiamento istituzionalmente guidato e burocraticamente mediato, quale quello della scuola, e uno che sembra non controllabile né prevedibile, quello del lavoro, che sollecita nuove professionalità e nuove competenze. Sembra a volte che la scuola cerchi affannosamente di rincorrere qualcosa che non si lascia mai prendere, mutando continuamente non solo direzione, ma anche volto.

Questo numero di Dynamis è dedicato, dunque, alla relazione complicata, reale e/o auspicata, tra due “mondi”: quello della scuola da una parte, con le sue attenzioni, i suoi valori, le sue procedure, e quello delle nuove competenze dall’altra, richieste da una società e da un mondo del lavoro in continua evoluzione, spesso indeterminati e rischiosi.

Pubblicato: 23-12-2025

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ISSN 2785-4523 (online)

Rivista scientifica ANVUR area 11.