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DYNAMIS n.3 - NEL PAESE DELLA MERAVIGLIA

30-06-2022

Deadline: 15 ottobre 2022

La perdita della capacità di meravigliarsi è spesso lamentata come una delle cause fondamentali della mancanza di motivazione da parte delle studentesse e degli studenti, e, più in generale, fuori dalle aule scolastiche, delle ragazze e dei ragazzi. L’anestetizzazione della facoltà di meravigliarsi è sovente imputata a una costante iperstimolazione da parte del mondo dei social e della comunicazione 3.0, e quindi a un crescente bisogno (indotto) di stimoli sempre nuovi, da una parte sempre più rumorosi, colorati e invadenti, e dall’altra sempre meno esigenti in termini di impegno personale, non solo mentale ma anche temporale. L’esito finale di questa rincorsa allo stimolo sarebbe una sorta di overdose sensoriale che culminerebbe in uno stato di apatia, poiché niente risulterebbe più veramente appetibile.

Cosa può fare la scuola, e in generale il mondo dell’educazione, in tutto ciò? Come risvegliare il senso della meraviglia sopito, e la conseguente motivazione ad “avere a che fare” con il mondo?

Nel terzo di DYNAMIS vi proponiamo di confrontarci con questi interrogativi, aiutati dalla riflessione di due studiosi contemporanei sul tema della meraviglia, Mario di Paolantonio e Anders Schinkel.

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V. 1 N. 1 (1): AUTENTICITÀ. Ovvero divenire sé stessi
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La scuola è senza dubbio uno dei luoghi principali in cui si costruisce la propria identità. Certo, la conoscenza e la costruzione del sé sono un processo che dura tutta la vita, ma gli anni scolastici sono assolutamente cruciali in tale percorso. La scuola è dunque il luogo dove si forma un primo livello di socialità e dove l’individuo, quasi mai solo con se stesso o unicamente in relazione con le figure parentali, si trova immerso all’interno di un sistema in cui la relazione diventa determinante ai fini della costruzione di sé: della propria identità, dell’autostima, della capacità di affrontare e di dialogare con gli altri. Anche dal percorso scolastico passa, dunque, la costruzione della struttura della personalità, attraverso il ruolo determinante della relazione, della comunicazione e della capacità di discernere tra le proprie emozioni, i propri desideri e attitudini. Alla luce di questo la scuola stessa potrebbe – e forse dovrebbe – essere vista prima di tutto come il luogo e il tempo in cui si impara chi si è e chi si vorrebbe essere, e non solo il luogo dove si apprende o ci si istruisce.

Per indagare questa complessa trama, fatta di legami, di scambi reciproci, di scelte e di momenti di autoconsapevolezza – attraverso cui prende forma l’identità – abbiamo deciso di focalizzarci su un aspetto singolo di questa intricata dinamica, ossia sulla dimensione dell’autenticità: sia perché questa istanza è diventata una sorta di massima ideale della società contemporanea - “Sii te stesso”, “Diventa ciò che sei” o “Diventa ciò che vuoi”, a seconda dei casi, sono degli slogan che sentiamo un po’ ovunque -, sia perché l’autenticità, cioè il corrispondere a se stessi, rappresenta un momento cruciale del più ampio sistema da cui scaturisce la struttura identitaria del soggetto.

Per incoraggiare la riflessione su questo tema proponiamo la traduzione italiana di un articolo sull’autenticità del filosofo francese Claude Romano, che ha il pregio di proporre nuove prospettive partendo da un confronto con le principali riflessioni novecentesche su questa questione (Heidegger, Sartre, Foucault, ecc.). Claude Romano è Maître de Conférences all’Università di Parigi-Sorbonne e membro degli Archivi Husserl di Parigi. È autore di due libri di fenomenologia dell’evento, L’événement et le monde (1998) e L’événement et le temps (1999), e recentemente ha dedicato un’opera corposa proprio al tema dell'autenticità, intitolata “Ètre soi même” (Édition Gallimard, Paris, 2019).

Pubblicato: 04-03-2022

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ISSN 2785-4523 (online)